Il Centro abusi sessuali di Reggio Calabria, guidato dalla dottoressa Squillace, ha preso in carico tantissimi casi di violenze e soprusi che, a dispetto di quello che si può pensare, non sempre maturano in contesti familiari degradati.  L’ufficio è aperto da oltre 20 anni è situato presso la struttura dell’ASP N5 a Reggio Calabria. La struttura offre un riparo e una cura alle vittime.

Tanti i casi trattati donne, adolescenti e bambini anche in tenerissima età. A Detta della dott.ssa Squillace: “a dispetto di quello che si può pensare, le violenze, i soprusi, gli abusi non sempre maturano in contesti familiari degradati. Spesso, infatti, i “mostri” si nascondo all’interno di famiglie per bene, fatte da professionisti stimati che, però, hanno un doppio volto, una doppia vita”.

Il primo caso, che ha coinvolto la dott.ssa Maria Squillace e il centro abusi, vedeva interessata una ragazzina alta e magra. Si pensava fosse affetta da anoressia. Dopo un lungo lavoro da parte del Centro, venne fuori che l’anoressia non era il primo problema. La ragazza, in realtà, aveva subito violenze dentro casa, dal padre.  “Si trattava di una storia di incesto in una famiglia benestante reggina- spiega la Squillace – e i disegni raccolti nel diario di quella ragazzina, che oggi è una donna e una manager realizzata, hanno aperto le porte dell’inferno familiare. Questa storia di abusi è stata una storia di rinascita. Oggi quella ragazzina si è ritrovata si è liberata dagli incubi, ha cancellato l’immagine del mostro ed è ritornata a vivere”.

Tanto lavoro è stato fatto ma tanto ancora se ne deve fare, “C’è bisogno di rendere effettive le provvidenze previste nel cosiddetto “codice rosso” -afferma la dottoressa –  I sanitari, i professionisti, gli uomini delle forze dell’ordine che vengono in contatto con storie di violenza devono essere formati e resi capaci di capire cosa si può nascondere dietro un livido o un comportamento oppositivo. Bisogna avere il coraggio di intervenire e denunciare”.

In questi casi – conclude la Squillace –  non si può perdere tempo ma, soprattutto, si deve offrire una nuova occasione a chi denuncia. C’è la necessità di rendere operativi i centri di accoglienza e sostegno delle donne che hanno subito violenza. È necessario abolire la possibilità di accedere al patteggiamento per chi è ritenuto responsabile di violenze a carico di donne o bambini. È necessario sostenere, anche economicamente, coloro che sono stati abusati e hanno scelto di denunciare. È opportuno non abbandonare i minori orfani di femminicidio. È importante – conclude Maria Squillace – fare rete per offrire il massimo sostegno alle vittime di violenza».

Di seguito il link dell’intervista integrale

https://youtu.be/KbCYfoi3CB0