di Katia Tripodo – Nuova Solidarietà ha organizzato e promosso a Catona, un momento di approfondimento presso il salone della Casa della solidarietà Pasquale Rotatore, sul tema “Una chiesa povera per i poveri, ama i giovani e gli anziani”. Tra i gli interventi programmati, moderati dal giornalista Francesco Scopelliti, ci sono stati quello di Don Enzo Petrolino, Presidente della Comunità Italiana dei Diaconi; Don Antonino Pangallo, direttore della Caritas Diocesana e Domenico Richichi, membro della Comunità Sant’Egidio di Roma. Hanno introdotto il dibattito, attraverso delle forti testimonianze del percorso all’interno di Nuova solidarietà, il Professore Salvatore Chiricosta e Carmen Marcianò.

Si è discusso di come egoismo, insicurezza e mancanza di solidarietà in una società che attraversa la crisi dei valori, riguardano tanto la chiesa quanto la famiglia, perché quest’ultime ad oggi, trovano difficoltà a rapportarsi con i problemi dei giovani.

Il mondo giovanile è ‘vittima’ della disoccupazione, del cattivo uso della tecnologia, di una mancata educazione scolastica. Dunque in questo contesto, le agenzie educative devono fare uno sforzo maggiore, e lavorare sull’educazione e sulla partecipazione positiva della comunità. Non fare del male non basta per essere una brava persona, bisogna mettersi in gioco e spendersi per il prossimo soprattutto in questa congettura di crisi valoriale. L’incontro intergenerazionale può essere un’arma vincente. L’anzianità può essere la misura saggia per poter intervenire in un contesto di degrado morale. Amare i giovani, aiutandoli in un percorso di crescita ed emancipazione sociale, per Enzo Petrolino e per Don Pangallo è la missione che devono porsi le persone più anziane, perché esse sanno che le tappe della vita necessitano di un percorso condiviso.

No alla cultura dello scarto, in favore di un cammino costante che metta a confronto generazioni diverse, attraverso il quale i giovani possano costruire il loro futuro.

Ieri come oggi c’è bisogno di una Chiesa in grado di favorire questo processo, che sappia essere grembo per il mondo giovanile, che sappia trovare i modi per annunciare il vangelo ai giovani nonostante siano cambiati i linguaggi e quindi le modalità di divulgazione. Comunicare dunque, un messaggio speranza.