La percezione di sicurezza ha assunto caratteri grotteschi. Ma a Reggio Calabria è tutto possibile. A Reggio Calabria, città assopita in una pennichella di omertà, in tanti mostrano muscoli e carattere. I soliti eroi da tastiera. Come se il male in questa bellissima e martoriata culla di civiltà derivasse dalla paura di vedere un ragazzo nudo e tra l’altro ‘negro’, fare un bagno. Si. Un semplice bagno. Senza importunare o dar conto a nessuno. E questi leoni che si celano dietro il mondo virtuale o peggio, che dispensano lezioni di buon senso e di civiltà, preoccupandosi addirittura per l’incolumità dei propri figli, troppo in fretta dimenticano che a pochi metri da quel mare sporcato dal ‘negro’, indagini del dda hanno scoperchiato un sistema criminale e di controllo da parte di giovani rampolli della ndrangheta. E allora ci si domanda? Tutti questi fenomeni dov’erano? Non hanno avuto tempo di indignarsi? I galoppini di Salvini in quale piazza erano a raccontar stupidaggini? Quei ragazzi che gli stolti definiscono negri per senso di disprezzo, sono il frutto del cambiamento della storia. Perché ogni grande cambiamento è stato caratterizzato da grandi flussi migratori. Ed il corso delle storia non si cambia con la genesi della paura ma si accompagna con la cultura dell’accoglienza e con l’impegno dell’integrazione. Al netto di ogni valutazione oggettiva e legittima circa il sistema integrato degli sbarchi sul territorio nazionale e calabrese, l’onestà intellettuale dei reggini non può prescindere da una lucida analisi non è il fenomeno migratorio che ha messo in ginocchio la nostra città. Bensì la criminalità organizzata. Non può e non deve essere un kafkiano tentativo di scandalizzarsi nel vedere un ragazzo di colore fare il bagno. Il fatto che l’abbia fatto nudo ha scaturito esclusivamente sentimenti di razzismo. E su questi, ogni considerazione risulterebbe superflua. Se il colore della sua pelle fosse stato diverso, la città stolta non si sarebbe indignata.