Con parere unanime dei volontari Unicef della provincia di Reggio Calabria e su proposta del presidente nazionale di Unicef Italia Francesco Samengo il Direttivo Nazionale ha nominato Alessandra Tavella presidente del Comitato Provinciale Unicef di Reggio Calabria.

Alessandra Tavella, avvocato, arriva a ricoprire l’incarico di presidente del Comitato Provinciale Unicef, il più giovane nel suo ruolo in Italia, avendo già all’attivo una decennale esperienza come volontaria Unicef, coordinando le attività della sezione Younicef prima e come segretario provinciale negli ultimi sei mesi.

Una nuova esperienza all’interno dell’organigramma UNICEF Reggio Calabria, dopo anni di volontariato. Quali sono state le tue emozioni e quali saranno i tuoi programmi futuri?

“Sono molto felice e carica di tanto entusiasmo una nomina che comporta non solo prestigio ma tante responsabilità, per questo motivo mi sono già messa all’opera continuando quello che sono i programmi inviati e predisponendo una serie di progettazioni da iniziare quest’anno”.

Da alcuni dati ISTAT emerge il fenomeno della dispersione scolastica sempre più dilagante sia a Reggio che in tutta la Calabria. Cosa andrà a fare come neo presiedente UNICEF?

“Abbiamo già attuato il progetto  “Scuola amica dei bambini, delle bambine e degli adolescenti”. Il problema della dispersione scolastica lo stiamo seguendo da tempo e ci sta a cuore. I progetti in cantiere sono tantissimi specialmente per quanto riguarda il bullismo. L’UNICEF cerca di rivolgere la propria attenzione anche verso le famiglie dei bambini e degli adolescenti che soffrono determinati problemi”.

            Nella nostra società di oggi che sta diventando sempre di più una società liquida, è difficile fare rete con le altre associazioni. secondo te, ad esempio, l’Unicef con le altre associazioni di volontariato che ci sono sul territorio come potrebbe interagire?

“Allora ti do un dato certo, in realtà già interagiamo con le altre associazioni, con una serie di partenariati che si occupano ovviamente di sociale e che hanno a cuore la tutela  dei minori. I ragazzi, per esempio, del Servizio Civile Nazionale hanno già collaborato con diverse associazioni all’interno di Sprar, associazioni sportive, quindi abbiamo già un percorso avviato che continueremo sicuramente  e non abbiamo avuto grosse difficoltà in tal senso nella collaborazione”.

            Secondo Lei,  il mondo istituzionale cosa può fare, ancora di più di quello che sta facendo, e se ha fatto qualcosa?

“Per quanto riguarda il mondo istituzionale noi abbiamo già cominciato da un paio di anni un percorso “Città amica dei bambini” come “Scuola amica dei bambini” anche questo  è un impegno che i vari paesi e comuni si prendono rispetto al creare all’interno della comunità , non solo una maggiore attenzione ma anche creare un mondo a misura di bambino. Sulla zona di Rosarno, abbiamo creato un osservatorio sui minori , la stessa cosa è stata fatta su Melito. Poi ogni città o comune può ovviamente decidere  come adeguare il progetto alle proprie esigenze, creando degli spazi dove non sono previsti  un parco giochi o una ludoteca.  Ogni comune si adegua rispetto alle esigenze del territorio ed agevolare così l’ascolto e la comunicazione rispetto a quelle  che sono le problematiche” .

Lei come si pone riguardo i problemi che non fanno parte della fascia dell’adolescenza e dell’infanzia, bensì a quelli che sono i “nuovi poveri” , quindi, quelle persone che vivono in difficoltà senza una fissa dimora ?

“Questo è sicuramente un problema che sta crescendo. Io al di là dell’essere Presidente Unicef, mi sono sempre posta in prima persona a dare una mano come potevo e fin dove potevo,  e cercando di fare interagire altre associazioni e altre persone  che sono vicine al mondo della solidarietà, in generale. Quindi il mio impegno è sempre rivolto ai minori perché questa è la mission, però ovvio che nella misura che mi vengono attenzionati ulteriori problemi, si cerca di fare rete col mondo associativo. E tante volte si creano quelle piccole cose, come la raccolta di alimenti e indumenti, e sono cose che poi non finiscono sui giornali, ma c’è un mondo silente di persone per bene”.