La nuova “Via della Seta” è un’iniziativa strategica della Repubblica Popolare Cinese per il miglioramento dei suoi collegamenti commerciali con i paesi nell’Eurasia. Comprende 6 direttrici terrestri, di cui 4 della “zona economica della via della seta” e 2 della “via della seta marittima del XXI secolo” nota anche come “iniziativa della zona e della via”.

Ma cos’è esattamente la Belt and Road Initiative (Bri)

La Bri è stata lanciata dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013, ma molto spesso vengono fatti rientrare al suo interno progetti che sono partiti anche diversi anni prima. Il marchio, oltre alle infrastrutture, è stato utilizzato per sfilate di moda, maratone e addirittura per sensibilizzare le persone sull’importanza dell’igiene dentale. Per questo motivo e per la poca trasparenza da parte di Pechino è molto difficile definire il progetto. Anche il sito web dedicato alla Bri è vago e non presenta una lista dettagliata di tutte le operazioni che il governo cinese intende intraprendere. Secondo il Centro di studi strategici e internazionali, un osservatorio Usa, al settembre del 2018 erano stati finanziati 173 progetti nominalmente collegati in alla Bri in 45 Paesi. Un progetto economico che prevede investimenti per 100 miliardi di dollari in tutto il Mondo.

Tra le Nazioni interessate rientra naturalmente anche l’Italia con i suoi porti. Nello specifico il nuovo progetto del governo Cinese vuole investire nei porti di Genova e Trieste.

Il porto di Gioia Tauro non rientra tra questi nonostante nel 2013 una delegazione di manager della China Communication Construction Company (CCCC), gruppo leader nella progettazione e costruzione di infrastrutture, dragaggi e costruzione di grandi manufatti industriali . La CCCC ha progettato e costruito 7 dei più grandi porti al mondo per capacità di movimentazione e ricopre la 165ma posizione nella prestigiosa classifica Fortune 500. CCCC, con gli oltre suoi 170.000 dipendenti, è impegnato attivamente nel progetto “One Belt One Road”, conosciuto anche come La Nuova via della Seta. La visita ha permesso agli ospiti (cinesi) di valutare direttamente le dimensioni dell’infrastruttura portuale e le grandi potenzialità dello scalo calabrese, che ha già oggi tutte le carte in regola per gestire efficacemente operazioni di transhipment su larga scala. Sono state inoltre presentate le opportunità di sviluppo, legate al progetto del rail gateway e del bacino di carenaggio che potrebbero aumentare i servizi offerti ai clienti. Raccogliendo il feedback positivo, relativo soprattutto alla capacità del porto in termini di spazi, dimensione e lunghezza di banchina.

Il Governo Italiano?

“Operiamo per un futuro di crescita e sviluppo e il memorandum con la Cina offre preziose opportunità per le nostre imprese”, dice il premier Giuseppe Conte al Corriere della Sera sull’intesa con Pechino. Al netto dei messaggi di allerta da parte dell’Europa e degli USA il governo italiano sembrerebbe continuare le trattative ed lo stesso Conte ad affermarlo “Il testo, che abbiamo negoziato per molti mesi con la Cina, imposta la collaborazione in modo equilibrato e mutualmente vantaggioso e non ci sono ragioni ostative per non finalizzare il lavoro compiuto in questi mesi”.

L’Europa e le sue riserve

Il governo europeo rimane scettico e invita i paesi membri a non fare accordi individuali con la Cina ma di discuterne a Bruxelles in sede parlamentare al fine di trovare un accordo unitario che possa essere conveniente all’Europa intera.

Perché gli Stati Uniti sono ostili al progetto

Gli Stati Uniti avevano pensato di portare anche la Cina nella loro orbita. Era un’illusione. Con Barack Obama in parte, ma soprattutto con Donald Trump, Washington ha individuato in Pechino il proprio principale rivale e nella Belt and Road una minaccia da disinnescare. La guerra commerciale è solo un paravento di un qualcosa di molto più complesso. Anche un eventuale e parziale accordo sui dazi tra Trump e Xi Jinping non metterà fine a un processo nel quale gli apparati statunitensi sono entrati in modalità “nuova guerra fredda”. Sì, perché per Washington la Belt and Road non è un semplice progetto infrastrutturale e commerciale ma un progetto geopolitico per sovvertire l’ordine costituito, vale a dire quello dove gli Stati Uniti sono sul tetto gerarchico globale. Gli Usa fanno leva sulle antiche relazioni diplomatiche con il mondo occidentale per impedire l’espansione del modello cinese e per loro firmare il memorandum di adesione ufficiale alla Nuova Via della Seta equivale quasi a una scelta di campo.