A Limbadi (RC) un sit-in per rompere il muro di omertà

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di Domenico Arruzzolo – Rompere il muro del silenzio, rinvigorire le indagini per individuare mandanti ed esecutori della scomparsa di Maria Chindamo: è questo ciò che chiedono l’Osservatorio regionale sulla violenza di genere e Libera a tre anni esatti dalla vicenda criminosa.

Maria Chindamo

Lo faranno attraverso un sit-in organizzato a Limbadi, per lunedì 6 maggio alle 11.00, proprio davanti a quel cancello della sua azienda agricola in cui, all’alba di tre anni fa, Maria venne aggredita e fatta scomparire.

L’appello di Mario Nasone, coordinatore dell’Osservatorio è rivolto “a chi sa perché collabori alle indagini per permettere, come chiedono i familiari, di potere avere almeno una tomba sulla quale andare a pregare, per riprendersi di questi anni vissuti con sgomento”.

Ci saranno anche i tre figli ed il fratello che in questi tre anni non hanno mai smesso di combattere per cercare verità e giustizia. “La famiglia di Maria, l’ho conosciuta in occasione dell’inaugurazione della Stanza della memoria, al Consiglio regionale – ha spiegato Nasone – ed in quella occasione abbiamo approfondito la triste storia e abbiamo pensato per il 6 maggio, a tre anni dalla sua scomparsa, che fosse giusto dare una mano alla famiglia di Maria per sensibilizzare e lanciare un segnale forte di speranza affinché venga spazzato via il muro di omertà”.

Per Mario Nasone l’evento, promosso ed organizzato con Libera, dovrà avere un duplice obiettivo: il primo è quello di lanciare un appello a tutti coloro che sanno, che finora hanno taciuto, perché vorremmo – conclude Nasone – che la famiglia avesse quanto meno la possibilità di piangere Maria in una tomba, in un luogo; e questo lo vogliamo soprattutto per i suoi figli. E poi vorremmo chiedere alle Istituzioni, alle forze dell’ordine e a tutti coloro si stanno muovendo per la ricerca della verità, affinché le indagini siano intensificate; perché sappiamo che più passano gli anni e più è difficile risalire ed avere giustizia”.

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