Dal grande sogno all’impegno per la sua città. Demetrio Scopelliti si racconta: “L’esperienza calcistica mi ha aiutato a diventare l’uomo che sono” “E con l’agibilità dello Stadio di Villa San Giovanni… programmiamo il futuro”.

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A volte il calcio sa essere spietato. Bastano un paio di decisioni prese nel momento sbagliato e qualche episodio che gira storto per cambiare la traiettoria di vita di un ragazzo che sembrava destinato a molto di più. La parabola di Demetrio Scopelliti racconta proprio questo. Centrocampista elegante, visione di gioco limpida e personalità da veterano, era indicato come uno dei migliori prospetti dell’annata ’97 già capitano della Nazionale di categoria. La sua storia ricorda una verità semplice ma spesso ignorata: nel calcio il talento è solo il punto di partenza. Il resto lo fanno le scelte, l’ambiente, la capacità di resistere alle tempeste e, a volte, un po’ di fortuna. Raggiunto telefonicamente dalla nostra redazione ha voluto raccontarsi a cuore aperto.

Demetrio, guardando alla tua esperienza tra Reggina Primavera, Brescia Primavera, Palmese, Messina e Cittanovese, e la Nazionale di categoria quali sono stati i momenti più formativi della tua carriera e cosa ti hanno insegnato come calciatore e come uomo?

 Intanto grazie per questa opportunità, mi fa tanto piacere essere stato contattato da voi. Esperienze così importanti lasciano sicuramente ricordi positivi. Come calciatore avere l’opportunità di vivere certi contesti, giocare con persone di un certo calibro, di carpire qualcosa sia calcistica che comportamentale e rapportarsi con allenatori preparatori, sicuramente mi ha aiutato tantissimo a diventare l’uomo che sono. Per questo ringrazio tutte quelle persone sia nel bene che nel male con cui mi sono interfacciato, perché è giusto prendersi le proprie responsabilità non negando che da parte mia sicuramente sono stati fatti degli errori. Ad oggi i miei principi sono il rispetto e l’educazione, valori che il calcio mi ha insegnato.

Nelle ultime settimane Luca Diddi, noto tiktoker, ha riportato alcuni aspetti della tua storia personale e professionale: la scelta del procuratore, da quanto è emerso dalla video intervista è stato il fattore scatenante della tua carriera calcistica.  Puoi farci un riepilogo di quello che è successo?

Si, Luca Diddi lo conosciamo tutti, è una persona molto attiva sui social sta combattendo una battaglia nel mondo del calcio per cercare di scoperchiare un vaso di Pandora che è innegabile ci sia. Quella intervista è nata per “gioco”, un mio vecchio compagno di squadra lo ha contattato e prontamente mi sono ritrovato un suo messaggio su instagram per farmi raccontare la mia storia. Ha smosso un po’ di scetticismo e incredulità, fatto sta che alcune persone mi hanno dato colpe, ripeto mi assumo le mie responsabilità, ma un ragazzo di 16-17 anni che gioca a calcio sicuramente non dovrebbe vivere determinati problemi e chi dice il contrario è in mala fede. A prescindere da ciò che sarebbe stato del mio futuro calcistico certe situazioni non dovrebbero esistere. Ad oggi guardo questa cosa con il sorriso, sono un padre che sta insegnando i veri valori dello sport. Sicuramente è una situazione che ha lasciato degli strascichi. Ero e sono una persona libera e forse ho pagato questo mio modo di essere, non ho lasciato in mano il mio futuro a delle persone che volevano controllare.

 Oggi, stai lavorando alla nascita di una nuova realtà calcistica a Villa San Giovanni: qual è la visione alla base del progetto e quali obiettivi ti sei posto per il territorio?

foto presa da CityNow

 Si è messo in atto un nuovo progetto calcistico a Villa San Giovanni che è la mia città natale che mi ha dato tanto anche extra calcisticamente parlando. Siamo un gruppo di ragazzi e di persone un pò più grandi che hanno già un settore giovanile avviato. La fortuna e la bravura nostra, è stata quella di avere avuto l’omologazione del campo sportivo dopo 10 anni  e mi preme ringraziare il Comune per il supporto in questi mesi di battaglia. Stiamo facendo le cose per bene e sono sicuro che finalmente potrà tornare il calcio a Villa. Vogliamo coinvolgere tutta la città facendo sentire tutti importanti anche i piccoli imprenditori al fine di fare tornare entusiasmo e far rifiorire vecchi ricordi e crearne nuovi ancora più importanti.

Guardando avanti, ti vedi più come giocatore, dirigente, formatore o imprenditore sportivo? Come si inserisce il progetto di Villa San Giovanni nel tuo percorso futuro?

foto presa da Borghi d’Italia

Mi vedo come allenatore non come dirigente o meglio si sono in società sto dando una mano. Oggi ho voglia di giocare, di rimettermi in forma, perché causa lavoro sono due anni che sono fermo ed è giunto il momento di ridare alla mia città tutto quello che mi ha dato quindi indossare quei colori e giocare per Villa San Giovanni. Nel mio percorso futuro il progetto di Villa San Giovanni si è inserito come un fulmine a ciel sereno ma non ho esitato un attimo a catapultarmi in questa avventura. Sono stati mesi e mesi di trattative, incontri, riunioni e appena ho avuto la possibilità di poter rientrare con il lavoro ho subito accettato e sposato il progetto. Abbiamo un obiettivo chiaro, oltre quello calcistico, ridare onore e lustro a una città che negli ultimi 10 anni non ha più. Il nostro compito è quello di fare un cambiamento dalle fondamenta e dare nuova linfa alla città. Siamo pronti, sicuramente abbiamo un po’ di ansia ma questo genera l’adrenalina sana che serve a portare avanti i progetti. Siamo sicuri che tutti insieme Comune, dirigenti, allenatori, calciatori piccoli e grandi imprenditori potremmo riuscire a riportare Villa San Giovanni dove merita.

 

 

 

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