Io e l’altro: la psicologia nel volontariato

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Nell’immaginario collettivo il volontario è colui che offre il proprio aiuto gratuitamente a chiunque ne abbia bisogno. Ma cosa porta al volontariato? Ci si è chiesti quali componenti entrino in gioco in coloro che si impegnano in questo tipo di azioni, e se le motivazioni siano sempre prosociali o anche egoistiche. Essere un volontario richiede prima di tutto empatia, quindi la capacità di assumere la prospettiva altrui, interesse per “l’altro come persona”, ma anche saldi valori prosociali. E’ manifestazione di umiltà, di una mente libera da pregiudizi e di impegno umanitario, e tutto questo assume una forte risonanza se il volontariato diventa un vero e proprio stile di vita. Le motivazioni che spingono a dedicarsi agli altri, nel caso di volontari appartenenti ad un’associazione, possono essere molteplici, ma per quanto il punto di partenza possa differire, il fine comune è quello che lega tutti: l’amore per il prossimo. Quel prossimo che non è mai troppo distante da noi da non poter essere raggiunto. Tuttavia, accanto a queste motivazioni altruistiche, talvolta possono celarsene altre di natura egoistica, come il mettere in mostra le proprie abilità, incuranti di quanto realmente abbia bisogno l’altro, o il desiderio di ricevere approvazione dalla comunità, che può far acquisire una posizione di rilievo. Tutto ciò porta di certo a perdere di vista il vero senso di queste azioni e soprattutto a non esplicitare al meglio i valori in cui il mondo del volontariato si riconosce.

Dott.ssa

Maria Cristina Carlo

 

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