Le Università italiane scalano la top ten mondiale

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Nuovo passo in avanti delle università italiane nella classifica universitaria mondiale per disciplina. E’ il «QS World University Rankings by Subject 2019» ad individuare le istituzioni accademiche che rappresentano delle eccellenze nelle tante aree di studi. Sotto esame oltre 1.200 università di 78 Paesi, sottoposte al giudizio di 83mila accademici e 42mila datori di lavoro. l’Italia è al quarto posto tra i Paesi europei (dopo Regno Unito, Germania, Francia), settimo nel mondo. Tra gli atenei italiani a classificarsi nella “top ten” spiccano le università milanesi e l’ateneo romano della Sapienza, addirittura prima nella disciplina <studi classici e storia antica>. L’università della Capitale, si colloca prima delle più ambite università mondiali come Oxford, Sorbona, Cambridge e Harvard. Mentre le università milanesi si posizionano al sesto posto in Design e settimo in ingegneria Civile e Meccanica, per quanto riguarda il Politecnico, ottavo posto in Management invece, per la Bocconi. Un trend positivo, «specialmente considerando la feroce competitività globale», ha commentato Ben Sowter, responsabile ricerca e analisi di QS, dalle pagine del Corriere della Sera. Che ha sottolineato come «per mantenere le stesse posizioni, le università debbano continuamente migliorare l’impatto della propria ricerca, coltivare collaborazioni accademiche internazionali e conferire lauree e titoli post-lauream che siano spendibili nel mondo del lavoro e apprezzati dai recruiter internazionali. «Sebbene l’Italia spenda quasi un punto percentuale in meno (4% del Pil) rispetto alla media europea (4.9% del Pil) per l’istruzione, il Paese investe mediamente 164 mila euro per formare un laureato e 228 mila euro per un dottore di ricerca – commenta Sowter -. Di questo investimento, beneficiano sempre più altri Paesi». «Il mio augurio – continua Sowter – è che il vostro Paese preservi il ritorno sull’investimento di risorse e talento, offrendo agli studenti le opportunità che meritano, affinché emigrare sia una scelta elettiva invece che una necessità».

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