L’ingresso delle Vite

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Di Alessandra Zaccone e Santina Utano –  “Ascoltare, essere attenti, consolare, perdonare, accompagnare, abbracciare, aiutare  sono verbi che a volte dimentichiamo. Bisognerebbe scriverli su una parete accanto alla porta di casa, e leggerli ogni volta che usciamo nel mondo.” (Fabrizio Caramagna)

Era una giornata di pioggia. In una lunga fila all’ingresso ci sono loro: una combinazione di religione, etnie e nazionalità. Il loro volto è nascosto da una mascherina e si intravedono solo i loro occhi. C’è la ragazza in rosa, la signora che arriva in bicicletta, la coppia di fidanzati, il nonno mano nella mano con il suo nipotino, la mamma con i suoi bambini. Quasi tutti hanno una busta, qualcuno porta il carrellino, qualcuno lo zainetto in attesa del loro “momento”. Poi ci siamo noi: chi fa scorrere la fila, chi prende il nome e chi imbusta.  NON sono numeri ma ognuno di loro è portatore di una “ricchezza”, di una fragilità. OGNUNO CON LA PROPRIA STORIA.

Sono lavoratori in nero, camerieri, donne delle pulizie, badanti… I carrelli e le buste iniziano a riempirsi di latte, pasta, formaggi, riso e così nei loro occhi si intravede una luce di gioia. Sotto la pioggia, continua a scorrere la fila. Sta per terminare la consegna ma arriva LUI: è l’ultimo. Arriva dal lavoro affannato ma noi siamo lì. Ecco la sua busta piena. Se ne va.

Ora ha smesso di piovere , esce l’arcobaleno e il sole sta per tramontare.

“Non nobis sulum ati sumus Non siamo nati solo per noi.”

(Cicero)

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