Solidarietà in Calabria, ai tempi della pandemia

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DI Felice Delfino – Calabria, terra di cultura, di storia gloriosa e dal presente controverso. Sei preziosa agli occhi familiari e stranieri, per questo contesa e conquistata. Il nemico invasore ha cambiato, nel corso del tempo il nome, ma si è abbattuto contro di te. Quando non è stato l’uomo, ci ha pensato la natura a turbare i tuoi giorni felici. Ecco che la pandemia non ha risparmiato il territorio bello e fertile dell’ex Magna Grecia e i suoi abitanti e, in due periodi storici differenti, ha colpito senza pietà anche la parte più vulnerabile della popolazione regionale: ieri c’era letale, la terribile, influenza spagnola che causò più vittime della Seconda Guerra Mondiale (40.000.000 all’incirca in tutto il mondo più  di 350.000 in Italia. A livello regionale, il male, si espanse con effetti meno devastanti ma fu comunque decisivo. Tuttavia, al contrario di adesso, dove in pericolo sono più i soggetti di età avanzata con malattie pregresse, bersaglio facile erano all’epoca, le fasce giovani dai 25 ai 44 anni.; A quei tempi della Prima Guerra Mondiale, e subito nel post-bellico (1918-20) tra la popolazione, vissero lo psicodramma due miei antenati: Matteo, capitano di nave in giro per il mondo, e Teresa, di origini basche e precisamente di Bilbao: entrambi avevano carpito l’essenza della solidarietà e di come fare il bene; che l’essere coesi fosse forte della negatività, della malattia incombente. Ospitavano a casa loro pure compaesani e soldati, offrendo loro, un piatto da mangiare e tanta cordiale cortesia. Teresa morirà giovanissima proprio di spagnolo dopo una vita spesa anche per gli altri! Sarebbe bastata la penicillina, ma Fleming non l’aveva ancora scoperta e, quindi, il malanno scomparve come era apparso: all’improvviso.

Le analogie, si perdono con l’attualità  del 2020, dove c’è l’ultima, spaventosa, minaccia della Sars Cov2, chiamato comunemente Coronavirus.  Nonostante i repentini provvedimenti presi, crea timore ai più che, sono influenzati anche dall’infodemia spasmodica e insensata, molto spesso anche fallace. Un dato storico incontrovertibile, è che a Reggio Calabria tutti temevano l’arrivo di una calamità, data la sindrome da centenario. Ci si aspettava da parte del fatalista forse un terremoto, come quello che colpì la città in riva allo Stretto nel 1908, dimenticandosi che cent’anni fa , (dieci dopo il cataclisma) c’è stata la pandemia e proprio quella ci ha inaspettatamente colti di sorpresa!  Ai nostri giorni, viviamo uno scenario quasi apocalittico con gente in mascherina e a distanza, strade semi-deserte e attività commerciali chiuse. Aperti solo i negozi di beni di prima necessità e, questo, non poteva che gravare maggiormente sull’economia regionale, già disastrata. Dopo la riapertura del 4 Aprile di alcune altre attività, ci saranno maggiori problemi da far fronte, nonostante gli incentivi nazionali.

La Calabria, è la regione col minor numero di tamponi positivi (54,8 ogni 100.000 abitanti) e decessi 4,9 ogni 100.000 abitanti: quindi la meno colpita assieme alla Sicilia e rispetto al resto della penisola dove in media si sono superati i 500 tamponi positivi sempre ogni abitante. Per Giovanni Rezza, capo dipartimento delle malattie infettive per l’Istituto Superiore di Sanità, al Sud, tra cui spicca la regione della punta dello stivale, il contagio e’ stato minimo per il fattore temporale e per il distanziamento sociale. Avendo il tempo necessario per mettere in atto le misure di sicurezza rispetto il nord dove il virus circolava già da tempo, pur essendo stati bloccati i voli per la Cina, vaso di Pandora, stranamente, di questo e altre forme virali.. E proprio sempre la regione calabrese ha visto un nostro concittadino, ricoprire il ruolo di commissario straordinario nazionale per l’emergenza Covid 19, nel reggino Domenico Arcuri che si coordinerà col responsabile della Protezione civile, il dott. Borrelli, in attesa che ci siano novità positive e che si scopra pure, magari il virus, la cui ricerca è sponsorizzata addirittura da Bill Gates. Mentre a livello locale reggino, ci sono state iniziative utili come la spesa sospesa, indetta dal sindaco Falcomatà, o i buoni spesi dati da quello di Campo Calabro e Varapodio e di altre cittadine locali e regionali, per dare sostegno a chi materialmente non ce la fa. E’ stata istituita pure una linea di sostegno psicologico per prevenire le psicosi.

Inoltre, come scrive il premio Nobel Albert Camus, nel suo libro “La Peste”, quasi profetico, almeno per intuire un altro grosso contagio globale, diceva che a quei tempi sarebbe venuta meno l’amore e l’amicizia, si sarebbe vissuti più al presente, quindi meno spazio a memoria e conoscenza, ma si sbagliava. Nella provincia di Reggio, a Salice Calabro, esiste una realtà associativa di volontariato di nome Nuova Solidarietà, che opera nel territorio reggino con grande assiduità, garantendo da molto più di un decennio un pasto caldo ai bisognosi, ma anche un punto di riferimento e di assistenza sociale grazie all’intervento della dott. Laura Cappellini. Qui, a Nuova Solidarietà, vige il motto del presidente Fortunato Scopelliti, “ la solidarietà è esigente fino allo spasimo e precisa fino alla minuzia”. Pertanto, qui il dono della gratuità è offerto al prossimo con il sorriso ed è soprattutto un dono offerto da parte del Direttivo, dei soci, dei collaboratori e dei volontari, non solo a chi chiede aiuto e sostegno ma all’intera collettività! La mensa in stato d’emergenza non poteva essere aperta per evitare  che potessero mettere in pericolo operatori ed utenti, per questa ragione, si è rimasti operativi offrendo ancora il solito pasto caldo, stavolta riposto nei sacchetti da asporto, donati da un gruppo di responsabili che faceva capo al vice-presidente Alfredo Rotatore. Diceva lo psicologo Jung: si sopravvive di ciò che si riceve, si vive di ciò che si dona e, infatti, Nuova Solidarietà, e’ “un’anima viva” che è unita più che mai come persona anche al cospetto di difficoltà tangibili come quelle attuali, si dona agli altri e nel rispetto degli altri. Ne da controprova il fatto che nelle due giornate del 23 e del 24 marzo, l’Associazione ha offerto e portato sul posto, anche cento cene da asporto ai viaggiatori “bloccati” al porto di Villa San Giovanni per il transito del traghetto negato per ovvie ragioni: ennesima prova di come i buoni sentimenti sovrastano i problemi apparentemente insormontabili e che questa realtà è sia per gli ultimi degli ultimi, ospitati nella Casa “Pasquale Rotatore”, che  per tutti: fare del bene, condividerlo e soprattutto essere da esempio a giovani e meno giovani, perché la società attuale sia più giusta, solidale e mossa da sani principi cristiani, in primis dalla carità e, oggi come non mai, è fondamentale dare valore ai valori: il più educativo è proprio l’essere solidali e rendere una mano all’altro, soprattutto quando si soffre tutti insieme al tempo del Coronavirus, evitando che l’ansia e lo stress generino in noi stessi sentimenti negativi, o peggio ancora l’indifferenza, vivendo la quarantena con pazienza e soprattutto con molta resilienza. D’altronde, bisogna essere sempre positivi, propositivi e costruttivi, magari creativi dando spazio alla fantasia, all’approfondimento culturale, trastullandoci in qualche buona lettura e, all’inventiva con qualche bel dipinto o decorazione, e far questo pure al cospetto del negativo e  del distruttivo. Coi migliori propositi, ripartiamo anche da qui per edificare, mattone dopo mattone, mondo migliore e più accogliente!

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