Sport e integrazione: la bella storia della Fortitudo Calcio

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Chi pensa che il calcio, soprattutto quello dilettantistico, e soprattutto in Calabria, sia solo un insieme di baruffe domenicali si sbaglia di grosso. In mezzo a tante vicende discriminatorie, che non riguardano ovviamente solo gli ambienti sportivi, la Fortitudo Calcio Reggio – squadra di Seconda Categoria del comprensorio nord della città nata dalla fusione di Salice ed ex Rosalì – si è contraddistinta per una testimonianza di inclusione sociale. Un esempio tangibile di integrazione nato spontaneamente e senza alcun progetto strutturato e lontano dai riflettori mediatici. Per questo abbiamo deciso di parlarne nel nostro giornale. Jonathan, Samuel e Abdeoulie, tre ragazzi immigrati, e ospitati nella frazione di Calanna, da qualche settimana sono stati accolti nello spogliatoio della Fortitudo. Nessun tipo di ‘cameratismo’, molto frequente negli spogliatoi delle squadre di calcio, ma una realtà sportiva fatta di amici veri, aperta e solidale. La dirigenza rosso-verde – sono questi i colori della compagine capitanata dal veterano Peppe Tramontana – è fermamente convinta che i valori dello sport debbano essere caratterizzati non solo da risultati sportivi, ma soprattutto da aspetti aggregativi che non devono mai essere sacrificati al cospetto di un’estenuante “vittoria” su un campo da gioco. Condivisione, divertimento e rapporti umani devono essere alla base di chi si cimenta nel mondo del calcio, e dello sport in generale. E questi capisaldi societari sono i cardini sui quali si poggia la filosofia dello spogliatoio della Fortitudo, avvalorata inoltre, dal fatto che i calciatori sono stati protagonisti di una vera e propria campagna di solidarietà, regalando abbigliamento sportivo e non solo, e coinvolgendo Jonathan, Samuel e Abdeoulie in momenti extra calcistici e di relax.

Lo sport, quello vero, quello sano dovrebbe cibarsi di questi valori, quotidianamente.

 

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