di Felice Francesco Delfino
Dimenticate “Squid Game” e “Giochi Senza Frontiere”. Le Olimpiadi Solidali di Nuova Solidarietà sono un inno all’inclusione: dal ping beer al calcio a tre, dalla corsa a tre gambe al tiro alla fune, il vero spirito non è quello della vittoria individuale, ma della partecipazione collettiva. Panini con salsiccia, risate e mani che si aiutano a vicenda: qui il podio è per tutti.
A differenza delle Olimpiadi tradizionali, dove si corre per superare gli altri, nelle gare solidali si corre insieme agli altri. Non conta chi arriva primo, ma chi aiuta, chi condivide, chi solleva. Le medaglie sono fatte di sorrisi, gesti, abbracci.
Un esempio di solidarietà nell’agonismo arriva anche dal mondo professionistico: alle Olimpiadi di Tokyo 2020, i saltatori in alto Barshim e Tamberi scelsero di condividere l’oro invece di sfidarsi nello spareggio. Una stretta di mano, uno sguardo d’intesa, e una lezione universale: la vittoria più bella è quella condivisa.
In queste Olimpiadi speciali, vincono tutti, ma soprattutto vincono gli ultimi, perché nessuno è escluso, dimenticato o lasciato indietro. La vera fiamma che arde qui è quella della dignità e dell’umanità.






