Musolino: “La Riforma rischia di consentire alla politica di influenzare la giurisdizione”. E sul Csm…

0
362

“La Riforma rischia di consentire alla politica di influenzare la giurisdizione”, sono le parole del procuratore Stefano Musolino, che parteciperà all’iniziativa promossa da In-Cammino e Nuova Solidarietà, per mercoledì 28 gennaio a Reggio Calabria (Convegno ‘Le ragioni di una Riforma’) per discutere della Riforma della Giustizia e del Referendum di marzo.
E sul Csm, una disamina chiara e netta, frutto di una metafora che non lascia dubbi – Le piacerebbe che la sua squadra del cuore fosse allenata da un calciatore estratto a sorte?

Ecco alcune domande che gli abbiamo posto…

  • La riforma sulla giustizia pensa possa essere un tema in grado di coinvolgere i cittadini? Il referendum, in quanto confermativo, non ha bisogno di quorum, ma resta la questione della partecipazione…

La complessità tecnica dei quesiti, l’assenza di una chiara e comprensibile questione ideale che stia a fondamento  della riforma, la ambiguità delle informazioni diffuse, creano distanza e disaffezione al voto. Per questo la magistratura è impegnata in una campagna informativa che tenta di diffondere una migliore conoscenza delle questioni e, quindi, la possibilità per l’elettore di esercitare il voto in modo consapevole. In gioco non ci sono i nostri doveri e diritti di magistrati, in gioco c’è la tutela dei diritti dei cittadini; il modo in cui questi diritti potranno essere tutelati in futuro potrebbe cambiare, perché un magistrato meno indipendente e intimidito sarà più facilmente condizionabile dall’influenza dei poteri politici ed economici.

  • La riforma, se approvata con la vittoria del Si al Referendum, in che misura potrebbe migliorare il sistema giustizia, o quali potrebbero essere gli effetti che negativi che ne potrebbero scaturire?

Sugli effetti negativi ho già risposto sopra e altri ce ne sarebbero, a partire dal ruolo del pubblico ministero che potrebbe tendere a percepirsi più avvocato della polizia giudiziaria che primo tutore dei diritti degli indagati. Gli effetti positivi faccio fatica a trovarli; è pacifico che non si ridurranno i tempi dei processi, non si ridurranno gli errori giudiziari e che aumenteranno le spese strutturali (perla creazione di nuove sovrastrutture: due CSM e una Alta Corte disciplinare in luogo di un solo CSM), a discapito di quelle per il personale e i servizi del processo.

  • La separazione delle carriere alla quale ambisce la riforma che cos’è? Serve davvero?

Già oggi i passaggi da pubblico ministero a giudice e viceversa è limitato a percentuali minime ed impone il cambiamento di distretto, tuttavia, giudice e pubblico ministero condividono l’onere di garantire il servizio giustizia, con i mezzi e il personale fornito dal Ministro della Giustizia, per questo hanno organismi comuni (il CSM e i Consigli Giudiziari). Ma questo non basta. I sostenitori della riforma chiedono che tra giudici e pubblici ministeri non ci siano più quegli organismi comuni che gestiscono le carriere, i trasferimenti, l’organizzazione degli uffici, il disciplinare. Per potere comprendere a cosa serve questa riforma, bisognerebbe capire prima quale sia il “difetto” che questa norma vuole correggere. Orbene, i numeri dicono che in Italia le condanne sono pari a circa il 60% delle richieste, una percentuale in linea con quella di altri Paesi con sistemi simili al nostro. Sono i numeri, dunque, a dire che i giudici non sono condizionati dai pubblici ministeri, ma giudicano in posizione di piena terzietà. Perciò, la riforma non serve a questo scopo, ma solo a indebolire l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, dividendola, secondo il vecchio brocardo romano: divide et impera.

  • La responsabilità del giudice rientra nel testo di modifica della riforma?

No! Questo aspetto non è toccato dalla riforma in esame

  • Il Csm secondo le andrebbe riformato?

Io credo che vada cambiato il sistema elettorale, ritornando a quello proporzionale e che andrebbe approvato un regolamento che renda più trasparente e comprensibili le scelte in materia di nomina dei magistrati che concorrono per i posti direttivi e semi-direttivi. Il sorteggio sarà, invece, una sciagura perché non consentirà di scegliere i più adatti al ruolo che è molto diverso da quello del giudicare, riguardando piuttosto i temi dell’organizzazione e del coordinamento e gestione delle risorse umane. Le faccio un esempio: Totti è stato un grandissimo calciatore, ma non ci prova nemmeno a fare l’allenatore; Maradona è stato un calciatore ancora più forte, ma un mediocre allenatore; Sacchi è stato un calciatore modesto, ma un grandissimo allenatore; Conte è stato un grande calciatore e un grande allenatore. Bene la differenza che passa tra decidere un processo e organizzare, coordinare e stabilire le regole di chi decide i processi può essere paragonata alla distinzione tra calciatore e allenatore. Le piacerebbe che la sua squadra del cuore fosse allenata da un calciatore estratto a sorte?

  • I cittadini chiedono che vengano rivisti i tempi troppo lunghi e farraginosi della giustizia. Questa riforma ci riuscirà?

Neanche questo aspetto è toccato dalla riforma. Gli esponenti del Governo lo ammettono, senza arrossire… Per questo dico che non bisognerebbe parlare di riforma della giustizia, ma di riforma della magistratura nei suoi rapporti con la politica; a discapito dell’autonomia ed indipendenza della prima, a favore di un maggiore potere della seconda.

  • Pensa che il Governo, approvando questo testo, abbia cercato di indebolire il principio costituzionale della separazione dei poteri?

E’ esattamente il reale obiettivo perseguito: consentire alla politica di influenzare la giurisdizione. Lo ha confessato candidamente il Ministro Nordio in una recente dichiarazione, mentre il sottosegretario alla Giustizia Dal Mastro ha previsto che il passaggio successivo sarà la sottoposizione del pubblico ministero al potere esecutivo. Insomma, la politica vuole primeggiare sulla magistratura, eludendo il principio della separazione dei poteri.

LEAVE A REPLY