Si o No, UNA RIFORMA, DUE CARRIERE

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di Felice Francesco Delfino – Ieri sera, a Palazzo Alvaro si è tenuto il convegno dibattito sulla Separazione delle carriere: perché votare Sì e perché votare No. Ha moderato gli interventi dell’incontro il giornalista e direttore del giornale In Cammino, Francesco Scopelliti, con piccole domande mirate sul referendum ai due schieramenti del Si e del No. Dalle risposte si evincono idee chiare e precise. Con questa tavola rotonda, allestita per l’occasione a Palazzo Alvaro, presso la Sala Perri, diamo la possibilità di approfondimento ai cittadini che non hanno capito il senso della Riforma.

“E’ importante da parte di tutti i presenti – ha sottolineato il dott. Saverio Mannino – l’effettiva partecipazione attiva prima delle amministrative che si svolgeranno in Primavera, ma un ringraziamento particolare va al dott. Fortunato Scopelliti, presidente di Nuova Solidarietà per essere, grazie a incontri come questo, un punto di riferimento per la società civile, anche in questo caso in cui si parla di una legge non Ordinaria, ma che va a toccare la Costituzione.

Giuseppe Lombardo

Ad aprire il confronto è stato Giuseppe Lombardo, magistrato e rappresentante del Comitato per il NO, che ha messo in discussione l’intera architettura della riforma. Il suo intervento ha puntato dritto al cuore della critica: la separazione delle carriere non risolve le inefficienze della giustizia, né accelera i processi, né colma le carenze di organico e risorse.

Secondo Lombardo, il rischio è quello di indebolire l’unità della magistratura e di esporre il pubblico ministero a pressioni esterne, snaturandone il ruolo di garante dell’interesse pubblico. Una riforma, ha sostenuto, che sposta l’attenzione dai problemi reali a un cambiamento di facciata.

Stefano Musolino

Sulla stessa linea Stefano Musolino, magistrato e anch’egli esponente del NO, che ha parlato di un possibile stravolgimento dell’equilibrio costituzionale. La creazione di carriere separate e di due distinti organi di autogoverno, secondo Musolino, rischia di frammentare il sistema e di aprire la strada a una giustizia meno autonoma e più vulnerabile alle interferenze politiche. Usa la metafora calcistica il giudice Musolino per rendere chiaro un tema molto tecnico e far capire ai più cosa vorrebbe dire il sorteggio dei magistrati e di come se vincesse il sì, i risultato sarebbe quello di avere un giudice impaurito dal potere politico.

Francesco Calabrese

La replica è arrivata dal fronte opposto con Francesco Calabrese, avvocato e rappresentante del Comitato per il SÌ, che ha difeso la riforma come un passaggio necessario per rendere più credibile il sistema giudiziario. Separare i percorsi di giudici e pubblici ministeri, ha sostenuto, significa chiarire i ruoli e rafforzare la percezione di imparzialità del giudice agli occhi dei cittadini.

Francesco Siclari

A rafforzare la posizione del SÌ è intervenuto Francesco Siclari, avvocato e membro del comitato promotore, che ha definito la riforma una scelta culturale prima ancora che giuridica. Non una resa alla politica, ma un tentativo di modernizzare l’ordinamento e superare ambiguità storiche che, a suo avviso, hanno alimentato conflitti interni alla magistratura e diffidenza nell’opinione pubblica.

Il tema della separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti (pubblici ministeri) è da anni al centro del dibattito politico e giuridico italiano. La proposta mira a distinguere in modo netto il percorso professionale dei giudici da quello dei PM, che oggi appartengono allo stesso ordine e possono, con alcuni limiti, passare da una funzione all’altra.

Ma questa riforma rafforzerebbe davvero la giustizia oppure rischierebbe di comprometterne l’equilibrio? Vediamo le ragioni delle due posizioni.

Perché votare Sì alla separazione delle carriere

  1. Maggiore imparzialità del giudice

Secondo i sostenitori del Sì, la separazione garantirebbe una terzietà più evidente del giudice, che non farebbe più parte dello stesso corpo professionale del pubblico ministero. Questo ridurrebbe anche solo il sospetto di una “vicinanza culturale” tra accusa e giudice.

  1. Parità tra accusa e difesa

In un processo accusatorio, come quello previsto dalla Costituzione, accusa e difesa dovrebbero trovarsi su un piano di piena parità. Separare le carriere renderebbe il PM una parte processuale come le altre, bilanciando meglio il rapporto con l’avvocato della difesa.

  1. Modelli internazionali

Molti ordinamenti occidentali (come Stati Uniti, Regno Unito e Francia) prevedono una netta distinzione tra chi accusa e chi giudica. I fautori della riforma ritengono che l’Italia dovrebbe allinearsi a questi modelli per rendere il sistema più moderno ed efficiente.

  1. Più chiarezza e specializzazione

Due carriere separate favorirebbero una maggiore specializzazione professionale, permettendo a giudici e PM di concentrarsi esclusivamente sul proprio ruolo senza cambi di funzione nel corso della carriera.

Perché votare No alla separazione delle carriere

  1. Rischio di indebolire l’indipendenza della magistratura

Chi è contrario teme che la separazione possa aprire la strada a un controllo politico del pubblico ministero, soprattutto se accompagnata da riforme sulla sua collocazione istituzionale. Questo potrebbe compromettere l’autonomia delle indagini.

  1. Il PM come garante della legalità

Nel sistema italiano il PM non è solo l’accusatore, ma anche un magistrato che deve cercare la verità, chiedendo l’archiviazione quando non ci sono prove. Separarlo dalla magistratura giudicante potrebbe snaturare questo ruolo di garanzia.

  1. Il problema non è la separazione

Secondo i critici, i veri problemi della giustizia italiana sono altri: lentezza dei processi, carenza di risorse, organizzazione inefficiente. La separazione delle carriere rischierebbe di essere una riforma simbolica, senza benefici concreti per i cittadini.

  1. Pericolo di uno scontro tra poteri

Una netta divisione potrebbe aumentare la conflittualità tra accusa e giudice, rendendo il processo più rigido e meno orientato all’accertamento sostanziale della verità.

Conclusione

La separazione delle carriere è una riforma complessa, che tocca principi fondamentali come imparzialità, indipendenza e equilibrio tra i poteri dello Stato.

Votare Sì significa puntare su una maggiore distinzione dei ruoli e su un modello più accusatorio; votare No vuol dire difendere l’attuale assetto della magistratura come garanzia di autonomia e unità.

In entrambi i casi, si tratta di una scelta che richiede consapevolezza: non solo su come funziona la giustizia, ma su che tipo di giustizia si vuole applicare.

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