LIB(E)RIAMOCI DAGLI STEREOTIPI SUL FENOMENO DELLA NUOVA EDITORIA.

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di Felice Francesco Delfino – Negli ultimi anni, il panorama dell’editoria italiana ha vissuto una vera e propria trasformazione. Secondo i dati ISTAT, circa 70.000 persone in Italia si dedicano alla scrittura: un numero sorprendente, che dimostra come l’atto creativo della parola scritta sia sempre più diffuso, quasi una forma di esigenza espressiva collettiva. Se un tempo i riferimenti erano i grandi classici — da Dante Alighieri a Francesco Petrarca, da Giovanni Boccaccio agli Stilnovisti — oggi la scena si è ampliata, frammentata, ma anche vivacizzata da nuove correnti.

L’Accademia della Crusca, da secoli custode della lingua italiana, resta un faro per la grammatica e la filologia, ma è evidente come la letteratura si sia spinta oltre i confini dell’ortodossia linguistica. Con il Novecento, autori come Italo Svevo — con il suo indimenticabile La coscienza di Zeno — hanno aperto le porte alla psicoanalisi nella narrativa, mentre Luigi Pirandello ha scandagliato i temi dell’identità e della follia. Più avanti, scrittori come Elsa Morante, Cesare Pavese, Natalia Ginzburg,

Perfetto, continuo il tuo testo integrando il discorso sui cambiamenti nel mondo editoriale, includendo le Case Editrici (CE), le Editrici a Pagamento (EAP), la grande e media editoria e le percentuali riconosciute agli autori:

…scrittori come Elsa Morante, Cesare Pavese, Natalia Ginzburg hanno raccontato l’intimità e la tragedia del Novecento con una scrittura potente e viscerale. Ma oggi, nell’epoca del digitale e dell’autopubblicazione, anche il sistema editoriale italiano si è profondamente rinnovato.

Accanto alle Case Editrici tradizionali (CE), che selezionano e pubblicano opere con investimento proprio, garantendo editing, promozione e distribuzione (spesso in librerie fisiche e circuiti di grande distribuzione), si sono affermate in modo sempre più evidente le Editrici a Pagamento (EAP). Queste ultime, pur offrendo servizi simili, chiedono un contributo economico all’autore per la pubblicazione, spostando così il rischio imprenditoriale dall’editore allo scrittore. Se da un lato permettono la pubblicazione a molti esordienti, dall’altro sollevano discussioni sull’etica editoriale e sul valore della selezione qualitativa.

Nel mezzo, troviamo la media editoria indipendente, una realtà in crescita che spesso combina cura editoriale, attenzione ai contenuti e una rete distributiva agile, pur non avendo la potenza commerciale delle grandi CE.

Secondo i dati AIE (Associazione Italiana Editori), la grande editoria — che rappresenta circa il 20% delle case editrici italiane — pubblica quasi il 75% dei titoli venduti ogni anno. Le piccole e medie realtà coprono invece una parte fondamentale della bibliodiversità, spesso sostenendo generi di nicchia, esordi coraggiosi e letterature straniere meno commerciali.

Quanto ai guadagni degli autori, le percentuali di royalties offerte dalle CE variano mediamente tra il 5% e il 10% sul prezzo di copertina, anche se in alcuni casi, specie con formati digitali o accordi più flessibili, possono raggiungere il 15%. Con le EAP, invece, la percentuale è spesso simbolica o assente, poiché l’autore ha già coperto i costi iniziali. L’autopubblicazione tramite piattaforme come Amazon KDP o Youcanprint, infine, può garantire royalties più alte (fino al 70%), ma richiede all’autore un impegno completo nella promozione e distribuzione.

In questo nuovo ecosistema, la figura dello scrittore non è più solo quella del letterato isolato, ma sempre più spesso assume anche il ruolo di comunicatore, promotore, imprenditore di sé stesso. Una sfida complessa, ma anche una straordinaria occasione per ridefinire la narrazione italiana del presente.

 

 

 

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