Molti appassionati di letteratura internazionale conosceranno George Orwell, al secolo Eric Arthur Blair, giornalista, saggista, scrittore, nato in India (britannica) nel 1903, il quale nella sua vita di personaggio poliedrico e di persona multi sfaccettata e’ stato anche lavapiatti e poliziotto, assoldato presso la polizia britannica in Birmania, nell’epoca in cui scrisse l’opera “Shooting an Elephant”. Vasta la sua produzione artistica di romanziere visionario e narratore impegnato con l’allegoria politica “La Fattoria degli Animali”, “Senza un soldo a Londra e a Parigi”, “Giorni in Birmania”, “Omaggio alla Catalogna”, ma soprattutto la fantascienza distopica di 1984 che ha come protagonista Winston Smith e Oceania, Big Brother, bi pensiero, termini entrati di diritto nell’enciclopedia globale e in Italia grazie al suo ente preposto, l’Accademia della Crusca.
Sono trascorsi quasi Settant’anni e il genere distopico ha abbracciato opere del calibro di Fareneith 451 di Bradbury, il Racconto dell’Ancella di Margareth Atwood, Cecità di Saramago, Il Nuovo Mondo di Haxley e tanti altri autori, ma Orwell rimane Orwell per unicità visionaria sul controllo sorvegliato e sulla manipolazione mentale ma dopo Orwell, arriva Delfino a celebrarlo con un nuovo ma innovativo romanzo – tributo. Con 2984 – L’Ultimo Contatto, Felice Francesco Delfino firma un romanzo distopico che immagina il controllo sociale nel tempo delle intelligenze artificiali e della manipolazione cognitiva. Se nel celebre 1984 il potere si esercitava con la sorveglianza e la violenza, qui il dominio passa attraverso le sinapsi, tra linguaggi alterati, memorie riscritte e percezioni falsate.
Il protagonista, Winston — eco del Winston Smith orwelliano — si risveglia nel 2984 dopo un sonno criogenico, prigioniero di una realtà dove il libero arbitrio è forse solo un’altra illusione. Al centro della narrazione, la guerra cognitiva tra l’uomo e il sistema globale guidato dal Nexus Unico, una tecnocrazia gestita da IA e influenzata da oscure entità aliene.
Tra ribelli programmati, linguaggi che riscrivono il pensiero e miti degli Anunnaki, e dei nuovi Dingu-Zid, abitanti Xyphor vicino Nibiru e dell’originale meta-pensiero nel fantasioso Mega-Stato di Neo – Pangea, Delfino costruisce un thriller psicologico che fonde filosofia, fantascienza e ironia grottesca. Il finale resta aperto e spiazzante: nella distopia del futuro, la vera resistenza è ricordare chi si è davvero.






