Cucina italiana Patrimonio Unesco: “Riconoscimento alla cultura del gusto” parola di Chef Nucera da Dubai.

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di Francesco Scopelliti – Il suo è un percorso fatto di stelle. Si, proprio delle stelle dei grandi hotel del mondo che lo hanno scelto come chef per i loro ristoranti.

Leonardo Nucera, calabrese purosangue, reggino doc, è il cuore pulsante della cucina del ‘Méridien Dubai Hotel & Conference Centre’. Chef del gruppo Marriott International, una delle più grandi e prestigiose catene alberghiere del mondo, è arrivato sul Golfo dopo importanti tappe internazionali, tra cui Kazakistan, Arabia Saudita, Oman ed Egitto, dove ha potuto formarsi, crescere professionalmente e confrontarsi con culture gastronomiche differenti.

Ogni tappa ha rappresentato un arnese da inserire nel suo bagaglio di esperienze – “Ogni passaggio mi ha dato qualcosa: tecnica, visione e capacità di interpretare l’italianità in contesti globali” – lo ribadisce con orgoglio, per gli amici, Leo, sottolineando che è pronto a nuove sfide – “se la catena per cui lavoro mi proponesse un nuovo incarico, valuterò sempre con apertura e con la consapevolezza che il dinamismo è una parte viscerale del mio approccio alla vita. Sono molto legato al mio ruolo attuale, ma credo nella crescita interna: se una posizione futura mi permettesse di sviluppare nuovi progetti, guidare team più ampi o portare la cucina italiana in mercati emergenti, la prenderei in considerazione”.

Con lui abbiamo parlato del prestigioso riconoscimento UNESCO alla cucina italiana – “La cucina italiana come patrimonio immateriale UNESCO è senza dubbio un riconoscimento alla qualità, ma anche a chi, come me e tanti altri colleghi, lavora ogni giorno per valorizzare l’identità culinaria italiana nel mondo”. Leo Nucera ribadisce – “Non è solo un premio alla tradizione: è un riconoscimento a un metodo, a una cultura del gusto, a un rispetto per il prodotto e alla capacità di trasmettere emozione attraverso il cibo”.

Cosa potrà cambiare con questo riconoscimento? La sua risposta è chiara e dettagliata: “Il Brand Italia sarà ancora più forte: si consolida come un marchio di garanzia globale, sinonimo di autenticità e dunque di qualità che sfida il tempo e si misura con le nuove sfide culturali. Ma soprattutto porterà maggiore tutela dalle imitazioni: più attenzione su cosa è veramente italiano”. E poi un passaggio sull’industria del food e della ricerca della qualità – “Parliamo di valorizzazione dell’artigianalità: dai produttori ai ristoratori. Sono certo si rafforzerà la filiera del Made in Italy. E al contempo si garantirà un’educazione del cliente in grado di fargli capire quale e cosa sia la qualità: più interesse per la storia dei piatti, approfondimento sulle tecniche e sulla provenienza delle materie prime”.

Leonardo Nucera e Caterina Ceraudo

Materie prime italiane nei menu a Dubai, meta sempre più ricercata… – “Utilizzo prodotti italiani in una percentuale molto alta, intorno al 70–80%. Pomodori, pasta, risi, oli extravergini, aceti, salumi, formaggi: dove l’ingrediente fa la differenza, scelgo il prodotto italiano senza compromessi. Il restante 20–30% riguarda ingredienti freschi o locali necessari per garantire continuità, sostenibilità e stagionalità”. 

Mentre quando si parla di piatti italiani più richiesti, la risposta sembra scontata – “Gli ospiti chiedono spessissimo Carbonara, Risotto allo zafferano, Burrata con pomodori e basilico, ma il piatto che sorprendentemente domina è: la pasta al pomodoro fatta bene, semplice, pulita, apparentemente umile ma che qui è considerata un lusso per qualità e autenticità”.

L’effetto UNESCO sulla percezione mondiale? Altrettanto scontato: “il riconoscimento renderà il divario tra cucina italiana e molte cucine del mondo ancora più evidente. Non in termini di superiorità, ma di identità e unicità. La cucina italiana ha una storia, una tecnica e una filiera che poche cucine possiedono allo stesso livello. Con l’UNESCO, questa identità diventa ufficiale, protetta e celebrata”.

Leonardo Nucera e Francesco Scopelliti

Grazie per la chiacchierata Leo. Magari ci vediamo quando fa più fresco, o magari a casa nostra. A Salice.

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